giovedì 15 agosto 2013

Ferragosto in viola!

Anche quest’anno siamo giunti al Ferragosto, il giorno che, come da antico volere, bisogna dedicare al riposo (Ferragosto deriva infatti da feriae Augusti, il riposo di Augusto, l’imperatore che istituì questa festività). Chi ha deciso di trascorrere questa giornata in spiaggia, non avrà potuto fare a meno di assistere, se non sperimentare – ahimé - in prima persona, il lancio dei cosiddetti gavettoni, palloncini riempiti d’acqua, se non addirittura intere secchiate d’acqua lanciate a tradimento! Chi invece, come me, ha preferito trascorrerla in tranquillità, ha probabilmente scelto di organizzare un piacevole pranzo in giardino insieme ad amici e parenti. Io, oltre a ciò, ho deciso anche di farvi due piccoli doni di colore viola … Il primo, è una novità sul mio negozietto Etsy: il copribarattolo dedicato alla prugna, caricato online solo qualche minuto fa! 
 
Copribarattolo prugna su Etsy
 
L’altro, è una ricettina per le sere d’estate a base di una stupenda verdura tipica di questo periodo: le frittelle di melanzane! E allora, prendete appunti!

Ingredienti:
4 melanzane
3 uova
100 gr di pecorino grattuggiato
Pan grattato
Prezzemolo
Aglio
Olio
Sale e pepe
 
Prima di tutto: io le melanzane per questa preparazione preferisco usarle senza buccia, ma se volete potete anche lasciarla. Quindi, dopo averle lavate, io le ho sbucciate – voi procedete come preferite, le ho tagliate a tocchetti e le ho lessate in acqua leggermente salata. Dopo averle scolate bisogna schiacciarle con una forchetta fino a farle diventare una poltiglia. Cercate di eliminare l’acqua che si forma dalla pressione della forchetta, potete schiacciare le melanzane in un colino con i buchi piccoli, in questo modo l’acqua verrà eliminata più facilmente, senza però perdere la polpa. A questo punto aggiungete le uova, il pecorino, una manciata di pan grattato, il prezzemolo e l’aglio tritati, sale e pepe. Mescolate bene. L’impasto è pronto!
 
L'impasto delle frittelle di melanzane
 
Scaldate l’olio in una padella e iniziate a friggere le frittelline, della misura che più vi piace! Il profumo che emana la frittura è inebriante, anche i vicini di casa ve lo confermeranno :)

Il momento della friggitura

Le frittelle di melanzane

Io amo servire questo secondo con del pomodoro affettato. Se poi avete la possibilità, come me, di ricevere in dono da un amico degli stupendi pomodori coltivati nell’orto a pochi passi da casa è il massimo!
 
I pomodori nostrani
 
Il mio impiattamento :)
 
Buon appetito!

domenica 7 aprile 2013

Piccole creazioni: copribarattoli ricamati

Copribarattolo ricamato a punto croce "Ciliegie"

Confettura di mele, di mirtilli, di kiwi, composta di cipolle, marmellata di arancia … scommetto che tante di voi amano prepararle in casa. E io vi ammiro tanto! E ispirata proprio da questa passione durante questo lungo e piovoso inverno ho cominciato a ricamare e confezionare dei copribarattoli, ognuno con un bordino diverso, ognuno con un frutto o un ortaggio diverso, tutti preparati con tanto amore  :)
 
Copribarattolo ricamato a punto croce "Arancia"
 
Ogni copribarattolo l’ho fatto partendo da zero, scegliendo il disegno da ricamare sfogliando le riviste che avevo a disposizione. Lo trovo divertente, ricamare è rilassante e appagante! Ma dopo averne confezionati un po’, mi sono detta: chissà, perché non provare a proporli  a chi magari apprezzerebbe rifinire le proprie creazioni culinarie con qualcosa di altrettanto artigianale e originale?
 
Copribarattolo ricamato a punto croce "fico"
 
Copribarattolo ricamato a punto croce "cipolle"
 
E allora, per chi ne desiderasse uno – o anche più di uno! – può dare un’occhiatina al mio piccolo negozietto (sorrido a chiamare così quello che in realtà è solo una vetrina di oggetti frutto di un semplice passatempo!)  aperto su Etsy J Qui: http://www.etsy.com/shop/LamiaDolceCasa

domenica 24 febbraio 2013

I fagottini al cioccolato ... dal cuore al forno e poi di nuovo al cuore!

Riuscirò a coccolarlo sin dalla prima mattina … ?

Il fagottino al cioccolato

Aprire un solo occhio perché l’altro sta ancora sonnecchiando e accorgersi di percepire un aroma fragrante dolce, appagante, di vaniglia e cacao, sembra … eppure, non sto mica dormendo in una pasticceria? Avvolgersi nella vestaglia e decidere di scendere in cucina col passo insicuro di chi si è appena svegliato ma allo stesso tempo curioso per vedere quale sorpresa  lo aspetta. E trovare me accucciata di fronte al forno, con sguardo soddisfatto, in attesa che si completi la doratura. Perché la coccola sta anche nei profumi e nei sapori. Questo mi piace immaginare quando preparo i miei fagottini al cioccolato, e ogni volta mi si scalda il cuore.

Parentesi brutale per una necessaria  avvertenza: dimenticatevi di alzarvi una mattina e decidere di preparare i fagottini per la colazione di quel giorno! La preparazione  è lunga e soprattutto la lievitazione richiede molte ore. Preparateli almeno 2 giorni prima, e poi li potrete conservare nel freezer per poi  scaldarli nel forno al momento opportuno con lo stesso gustoso risultato.

Innanzitutto prepariamoci a impastare la pasta sfoglia per cornetti. Per farlo, pesiamo i seguenti ingredienti:

200 gr di burro
340 gr di farina
15 gr di lievito di birra
40 gr di zucchero
4 tuorli d’uovo
100 gr di latte
un pizzico di sale
una tavola di cioccolato fondente

L'impasto lievitato 

Impastiamo prima di tutto il burro, dopo averlo lasciato ammorbidire, con 60 gr di farina. Formiamo un panetto rettangolare e rimettiamolo in frigo. Poi setacciamo il resto della farina e uniamovi il lievito sbriciolato, il latte, i tuorli d’uovo, lo zucchero e il pizzico di sale. Impastiamo fino a ottenere un composto bello elastico e poniamolo in frigorifero. Il miglior consiglio a questo punto è di riprendere a lavorare a questa ricetta solo dopo circa 10 ore. Questo perché lasciare lievitare l’impasto in frigo molto lentamente, aiuta ad eliminare il sapore tipico del lievito di birra. Quindi, trascorso il tempo utile, riprendiamo i due panetti. Stendiamo con il mattarello quello con il lievito di birra fino a formare una sfoglia di circa 2 cm. Poniamo nel mezzo il panetto di burro e ripieghiamovi sopra la sfoglia coprendolo bene. Riprendiamo il mattarello e ristendiamo la sfoglia. A questo punto dobbiamo ripiegare la pasta: prendiamo un lembo, pieghiamolo su se stesso portando il suo margine al centro. Facciamo la stessa cosa con il lembo opposto – adesso i due lembi si “baciano” al centro della sfoglia. Adesso ripieghiamo un’altra volta, sul lato lungo, come se fosse un libro. Prendiamo il mattarello e stendiamo di nuovo la pasta. Ripetiamo l’operazione, dopo di che riponiamo il tutto in frigo per circa 2 ore.
 
Il confezionamento
 
Finalmente l’impasto è pronto per i nostri fagottini! Stendiamolo nuovamente e ritagliamo dei rettangoli grandi più o meno quanto una cartolina postale (eh sì, io ne tengo una a portata di mano, solitamente è natalizia, spedita da qualche parente dalla Finandia …). Ricoprite uno dei lati più corti con dei pezzi di cioccolato, ripiegate quel lato quanto basta per coprire il cioccolato, spargete dell’altro cioccolato (COME IN FOTO) dopo di che ripiegate il tutto facendo attenzione che il bordo finale vada a finire sotto il fagottino.

Sbattete leggermente un uovo con un cucchiaino di zucchero e spennellate i fagottini posizionati sulla leccarda del forno. Ci siamo quasi …!!! Infornate per circa 20 minuti a 180° e … iniziate a godervi il profumo che tra poco aleggerà in tutta la casa e assaporate il momento in cui addenterete il vostro fragrante fagottino traboccante di cioccolato fuso :)
 


 
 
Con questa ricetta, partecipo per la prima volta a un contest! A quello di L'Aroma del Caffè, La cucina del cuore
 
 


 

domenica 17 febbraio 2013

Che ne dici di pranzare fuori?

Che fortuna non aver fatto in tempo a fare la spesa, perché il frigo vuoto e la prospettiva di pranzare con una scatola di fagioli proprio di domenica ci ha fatto venire un’ottima idea: perché non usciamo? E complice la bella giornata di sole e le temperature più miti rispetto ai giorni scorsi, abbiamo preso al volo l’occasione! Ma dove andare? Devo essere sincera, in fondo in fondo io lo sapevo da subito, perché da un po’ di tempo mi ripromettevo di organizzare una parentesi culinaria all’agriturismo Montagna Verde, ad Apella, frazione di Licciana Nardi, in provincia di Massa Carrara. Ambiente rustico, cucina bio a kilometro zero, camino nella sala … non ci abbiamo messo tanto a decidere :)
 
La botte all'agriturismo Montagna Verde
 


Montagna Verde è immersa nella natura, è centro visita del parco Nazionale dell’Appennino Tosco Emiliano, è fattoria didattica grazie a un bioparco adiacente in cui vengono organizzati laboratori per le scuole, è una sapiente ristrutturazione di un antico monastero da cui svetta ancora oggi una stupenda torre campanaria grazie alla quale chi arriva per la prima volta riconosce l’agriturismo dal basso, percorrendo l’ultimo tratto di strada.
 
 
La pattona cotta nelle foglie di castagno
 
 
Le panzanelline
 
 
La cucina è prettamente tipica. Il pranzo è a menù fisso, una serie di antipasti, 3 primi, 3 secondi, contorni, dolce, caffè e amaro, acqua e vino incluso. Tutto davvero molto gustoso, cucinato in modo tradizionale, servito in una sala con le mura a pietre a vista e un bel fuoco acceso nel camino ad angolo. Grandi poster alle pareti raccontano le pietanze e gli ingredienti della tradizione lunigianense, il pavimento in cotto e l’illuminazione ambrata regalano all’ambiente un’atmosfera casalinga.
 
Tagliatelline verdi al sugo di funghi e salsiccia
 
 
La lavanda si fa spazio nella neve
 
Dopo aver gustato l’immancabile limoncello, aver scambiato un caloroso saluto con Barbara e aver scattato un paio di foto, prima di dirigerci nuovamente verso casa, facciamo una breve sosta a Licciana Nardi, un grazioso borgo nel cuore della Lunigiana. Caratteristiche e degne di nota sono sicuramente le graziose insegne che tutte le botteghe del borgo hanno esposto fuori dal proprio negozio. Qui gli esercizi commerciali si sono uniti in un’Associazione – Le botteghe di Licciana -  con lo scopo di recuperare le antiche tradizioni e riproporle valorizzandole. Segno tangibile che i paesi sono fatti di persone, e i paesi sono come sono grazie anche all’intervento attivo di chi li abita!
 
Licciana Nardi
 
Finestra a Licciana Nardi

Insegna a Licciana Nardi
 
Decori a Licciana Nardi

 
Vi è mai capitato di apprezzare maggiormente un evento proprio perché organizzato all’ultimo secondo, quasi accadesse in modo inaspettato? Beh, oggi la giornata è trascorsa più o meno con questo stato d’animo :) Adesso, di nuovo a casa, dopo aver alimentato il fuoco con un po’ di legna nella nostra stufa in ghisa e aver posato sul comodino un gran bel bicchiere di acqua fresca di sorgente (dopo il pranzo luculliano alla Montagna Verde è proprio quello che ci voleva!) sono qui a scrivere, prolungando i piaceri della giornata prima di rientrare nell’ottica dei doveri e, perché no, per consigliare a tutti voi questo itinerario, un giorno che vi capitasse di passare da queste parti :)


martedì 14 febbraio 2012

Buon San Valentino


Ama te stessa, e ama il tuo uomo, con tutte le tue forze, e sarai felice. E non dare mai niente per scontato. Apprezza ogni gesto, perché se fatto con il cuore questo è Amore; apprezza ogni parola, perché se detta con dolcezza lui vuole ancora conquistarti; ama anche i suoi piccoli difetti, che lo fanno un vero uomo. Sentiti protetta nel suo abbraccio. Non chiedergli la luna, perché è dalla semplicità che nasce la vera passione. E non amare solo oggi, ma domani, e il giorno dopo ancora, sempre. Ti amo, amore mio.

Buon San Valentino a tutti gli innamorati :) 

domenica 12 febbraio 2012

Quando le creature dei boschi entrano in casa tua

Miti e leggende, ne esistono a centinaia, e ogni storia fantastica è avvolta da quel velo di mistero, di vero e non vero,  che la rende affascinante e suggestiva. Come già accennato in precedenza, io ho origini nordiche – mia mamma è di nazionalità finlandese – e la vicinanza a questa terra ha sicuramente contribuito a suscitare in me una certa curiosità verso una creatura che tipicamente popola le fiabe norvegesi: il Troll.


Questo è un essere dalle sembianze umane, piccolo di statura, con un grande naso, 4 dita sia nelle mani che nei piedi e una coda alla cui estremità è solitamente attaccato un ciuffo di peli. Alcuni di essi si dice abbiano un aspetto piuttosto sgradevole, con due teste o con un occhio solo. Il troll vive principalmente nei boschi e lungo i laghi e nutre un profondo rispetto per la natura da cui direttamente proviene. Egli non può vivere sotto la luce del sole, per questo motivo esce dai propri nascondigli solo al tramonto e vi si rifugia nuovamente prima dell’alba; non seguire questa regola può essergli fatale, dal momento che un raggio di sole che lo colpisce lo può trasformare in pietra. La leggenda narra che un Troll che viene provocato può scatenare gravi disgrazie. E’ così che le popolazioni norvegesi si guardano bene dal farselo nemico. Per far sì che questo non accada è sufficiente rispettare l’ambiente e la natura in ogni luogo; non è quindi così difficile, e questo atteggiamento viene premiato dalle creature delle foreste le quali offrono un occhio di riguardo verso il destino di questi umani buoni.

Ho acquistato i miei Troll durante il viaggio organizzato due estati fa, in occasione del quale abbiamo oltrepassato il confine tra Finlandia e Norvegia. Non potevo lasciarmi scappare l’occasione di prelevare direttamente dalla loro terra di origine queste stupende miniature!



Accogliere un Troll in casa propria è un onore, ma bisogna ricordarsi di avere rispetto per lui e per il mondo da cui proviene. Passeggiamo pure nei boschi, lungo i fiumi, in montagna, ma ricordiamoci di lasciar pulita la strada dietro di noi; non strappiamo fiori o piante che avrebbero preferito rimanere lì dove sono; non accendiamo fuochi indiscriminatamente; non disturbiamo con rumori non consoni all’ambiente dove ci troviamo; il Troll saprà essere riconoscente, così come la natura stessa.

P.S. Si dice che la creatura dei boschi che si trasferisce in una casa può sentirsi disorientata: bisogna ricordarsi di fargli passare la prima notte chiusa in un cassetto permettendole di uscire solo la sera seguente, la aiuteremo ad ambientarsi. Inoltre sarebbe meglio non lasciarla da sola, ma tenerla accompagnata sempre con un altro simile :)

giovedì 2 febbraio 2012

Noi che l’inverno sappiamo apprezzarlo …


E’ lungo, è freddo, è buio … dicono tutti così pensando al’inverno, ma vuoi mettere una grigia giornata di febbraio trascorsa con lo sguardo incantato sulla fiamma che si agita nel focolare? Io non rinuncerei a certi momenti per tutto l’oro del mondo.


Premetto: io sono una persona freddolosa. Quindi il caldo ha il potere di rilassarmi. Proprio in questi giorni stiamo tutti sperimentando il vero freddo dell’inverno – i metereologi dicono che questa sia la settimana più fredda dell’anno – e la magica neve bianca è giunta sin qui, imbiancando i nostri tetti che normalmente fanno sempre bella mostra di sé e delle proprie tegole in terracotta. La scorsa notte il vento sferzava con una forza inusuale, quindi l’ora tarda e la bassa temperatura non mi hanno distolto dall’intenzione di affacciarmi alla finestra per mettere a riparo un vaso di ciclamini troppo esposto. E’ stata una sorpresa. Una bufera di neve, come quella che si vede nei film americani e che nella nostra zona rappresenta davvero una eccezione. Incredibile quanto la natura possa in poco tempo trasformare radicalmente un paesaggio e regalare emozioni uniche. Non ho potuto fare a meno che rimanere immobile per un paio di minuti, con l’infisso aperto e il gelo che  inesorabilmente irrompeva dentro la stanza, ad ammirare quel vento che agitandosi all’impazzata faceva volare senza alcun ordine migliaia di minuscoli fiocchetti di ghiaccio. Il buio della notte ha reso probabilmente ancor più suggestivi questi attimi di ammirazione, fatto sta che solo nel rifugiarmi nuovamente sotto le coperte ho avvertito il freddo che aveva pervaso il mio viso.
Queste giornate sono stupende se si ha la possibilità di trascorrerle in casa, magari infornando la torta per la merenda, e soprattutto accendendo un bel fuoco che scoppiettando infonde calore e allegria.




La mia stufa è stata installata quest’anno, ed è stata uno dei migliori investimenti fatti per la nostra casetta! Dopo svariate ricerche ho optato per una stufa Morsø, casa danese che produce articoli di ottima qualità e con uno sguardo attento all’ambiente. Data la poca ampiezza della stanza a cui era destinata, ho selezionato il modello più piccolo, che comunque riesce a scaldare una superficie ampia fino a 75 mq. La ghisa ha un forte potere calorifero, quindi è sicuramente un’ottima soluzione per scaldare una stanza. Inoltre le stufe in ghisa diventano un vero e proprio pezzo d’arredamento e sono sicura che chiunque ne abbia una non ne può più fare a meno! La stufa ha anche il vantaggio di accogliere in sé qualsiasi tipo di legna da ardere. Io e mio marito abbiamo trascorso diverse piacevoli ore a raccogliere rami e rametti nei nostri boschi di montagna, utili adesso per far formare quella brace che consente alla legna di prendere fuoco con facilità. E adesso per niente al mondo rinunceremmo ai piacevoli momenti che trascorriamo di fronte alla fiamma, leggendo un libro, ascoltando buona musica o semplicemente riflettendo sulla nostra felicità nell'aver raggiunto un nuovo piccolo obiettivo che concorre a rendere questa dimora la nostra dolce casa :)

domenica 19 giugno 2011

L'arrosto della domenica


Vittime anche della pubblicità e sicuramente dal tran tran della vita lavorativa, oggi noi tutti non riusciamo più a distinguere la pietanza infrasettimanale da quella della “domenica”. Eh già, perché al supermercato trovi lasagne belle pronte, da mangiare anche di lunedì, così come cannelloni, da gustare anche se è  martedì, oppure una bella parmigiana di melanzane, che ci stuzzica nonostante sia mercoledì, e cosa dire di quella invitante porzione di ravioli di carne … ma sì, facciamoceli, anche se oggi è giovedì! Se non fosse che il venerdì rimane giorno di pesce, eppure non si può dire di no a quella rassicurante tasca ripiena che ci toglie dall’impiccio di accendere tanti fornelli. E quando arriviamo al sabato, di fronte a un gran fritto di calamari e gamberi, ci chiediamo:”Domani è giorno di festa … quando la mia famiglia si siederà a tavola riuscirò a sentirla esclamare WOWW! SI VEDE CHE E’ DOMENICA!!!”.
La risposta è sì, ovviamente, perché un menù che esce dalla vostra cucina sarà in ogni caso superiore rispetto a quello acquistato altrove.  Ma qui proporrei una sfida. Perché, invece di voler per forza stupire con ricette nuove, complicate o addirittura improbabili, non ripeschiamo dalle vecchie tradizioni? Quelle tradizioni che allietano il naso di chi la domenica mattina passeggia lungo le strade dei borghi ed assapora i profumi delle cucine dove le massaie sfornano ogni ben di dio, orgogliose della tavola che da lì a poco si affollerà di persone amate, schiette e sincere, felici di riunirsi in particolare quel giorno della settimana, consapevoli di essere delle buone forchette.

Ed ecco quindi il mio arrosto della domenica, quello grazie al quale sono sicura di fare sempre centro :)
Vi elenco gli ingredienti per 4 persone:
Una fesa di tacchino
4-5 fettine di mortadella
rosmarino
salvia
aglio
sale
burro
olio extra vergine di oliva
patate
Preparate un trito con gli odori (rosmarino, salvia e aglio). Pulite la fesa dal grasso in eccesso e praticate almeno due tagli in moda da formare due tasche. Cospargete l’interno delle tasche con il trito, salate e poi inseritevi le fettine di mortadella. Chiudete e con uno spago da cucina richiudete ben bene l’arrosto in modo da mantenere la carne compatta. Cospargete anche l’esterno della fesa con il trito e con il sale, dopo di che mettete la carne a friggere in olio e burro. Nel frattempo sbucciate le patate, fatele a fette non troppo sottili, a foderate con queste una teglia dopo avervi versato un po’ di olio. Salate le patate e, se vi è rimasto un po’ di trito, cospargetelo sopra. Quando l’arrosto è dorato su tutti i lati, traslocatelo nella teglia, versate un pochino di acqua nella padella e fate bollire un minutino. Versate poi il fondo di cottura sulla carne, irrorate con qualche cucchiaio di olio, e infornate il tutto per circa 50 minuti a 180°.

Vi consiglio di utilizzare patate nuove, perché quelle vecchie tendono a “spappolarsi”. Le patate così cotte risultano saporitissime. Vedrete i vostri ospiti leccarsi i baffi, letteralmente! E’ ovvio che se preferite patate croccanti non dovete aggiungere troppo liquido, in linea di massima però la consistenza sarà comunque piuttosto morbida. Ma il palato non potrà lamentarsi, ve lo garantisco! E adesso … di corsa, tutte dal macellaio di fiducia a prenotare il vostro taglio di carne per la prossima domenica ;-)

martedì 3 maggio 2011

Sulle tracce di Frances Mayes

Cortona è un bellissimo borgo abbarbicato su un colle, in Val di Chiana, a circa 600 mt sul livello del mare. Confinando con la vicina Umbria, non si può proprio dire che i cortonesi siano dei genuini toscanacci, la cadenza del loro parlato tradisce infatti l’influsso delle terre vicine appartenenti ad altre tradizioni, a una storia e un paesaggio differente, in realtà non troppo! I cortonesi, orgogliosi delle proprie radici, hanno un carattere forte e borioso, degni discendenti degli etruschi, come ci ha raccontato Maria, la splendida signora che ci ha ospitato nel suo agriturismo durante questo week end appena passato.


Maria ci ha accolto in un luogo semplice, rurale, contadino, uscendo quasi trionfalmente dalla sua cucina passandosi le mani sul grembiule e salutandoci con affetto, ci ha fatto sentire come a casa, trattandoci come amici conosciuti da sempre. L’ingresso alla saletta del desinare (chiamarla “sala ristorante” non renderebbe davvero l’idea!) è costituita da un piccolo portoncino scuro, sulla cui toppa sono sempre appese le chiavi grazie alle quali dall’esterno gli ospiti possono accedere come e quando vogliono.  La casetta in pietra a noi destinata per il breve soggiorno, la Ginestra, 35 mq di autentica semplicità, ci ha regalato attimi di raccoglimento che difficilmente si raggiungono nella vita quotidiana. Abbiamo apprezzato i brividi della sera, nonostante fossimo in primavera inoltrata, che ci hanno permesso di accendere il camino in pietra collocato nell’angolo opposto dell’ingresso nella piccola stanza a piano terra. La fascina di rami che trovavamo davanti alla porta ogni volta al nostro rientro, le torte fatte in casa che ci sono state offerte a colazione, il canto degli uccellini anche durante la notte, i serramenti cigolanti, le pietre annerite dal muschio, la televisione assente mi hanno permesso di calarmi nella realtà fatta delle cose semplici, ricordandomi ciò che nella vita è davvero importante.


Tempo fa, casualmente, facendo zapping, mi sono imbattuta in un film che non poteva non attrarre la mia attenzione: "Sotto il sole della Toscana", tratto dall’omonimo libro Under the sun of Tuscany, di Frances Mayes. La storia trae spunto dall’esperienza personale della scrittrice, la quale, dopo una sofferente pratica di divorzio, durante un viaggio in Toscana, decide di acquistare Bramasole, un’antica villa a Cortona. I lavori di restauro della casa andranno di pari passo con un percorso che rimetterà insieme i pezzi della vita distrutta della donna permettendole di riconquistare la felicità;  ovviamente, come spesso succede, il film non rimane strettamente aderente alle pagine del libro, il quale con più forza riesce a trasmettere tutte le sensazioni e le percezioni di un’americana che fa sue le tradizioni di una vita in Toscana, ma evoca comunque il desiderio di conoscere più da vicino gli ambienti ritratti nelle scene, soprattutto per una appassionata come me di questi luoghi.  Ecco che comincia la mia ricerca di Bramasole, una ricerca molto facilitata, visto che tutti a Cortona sanno indicarti dove trovarla – ma le indicazioni migliori ci sono state fornite dalla nostra Maria :)  Per giungervi, si percorre una suggestiva stradina incorniciata da alti cipressi, e non ci si può sbagliare: Bramasole appare in alto, sfoggiando il suo caratteristico intonaco rossastro, circondata da tanto verde. E’ strano come sia possibile sentirsi più vicino a una persona soltanto osservando con i propri occhi il luogo in cui vive. Bramasole, la villa che desidera il sole – i cortonesi sono speciali nel dare il nome alle loro case! Da una indiscrezione pare che la scrittrice non abiti più lì. A me piace immaginare il contrario.


La villa utilizzata nel film è però in realtà Villa Laura, che all’epoca non era ancora restaurata e ben si prestava per girarvi le scene di regia. Oggi la casa si presenta così come io la posto e ben vi si riconosce il terrazzino da dove Diane Lane si affaccia salutando il vecchio (Monicelli) che regolarmente si reca a cambiare i fiori alla madonnina di fronte.
Il fine settimana si è concluso, domenica sera siamo rientrati a casa consapevoli di tornare alla vita di tutti i giorni, ma carichi di bei ricordi. E ancora oggi, sollevando l’avambraccio e portandolo al naso, assaporo l’odore rimasto sul golf del fumo da camino, e con la mente torno a gettare rami secchi sul focolare alla Ginestra.

domenica 6 febbraio 2011

Tuscany Interiors

Se ancora non si è capito, lo stile per cui vado matta è quello rustico, prettamente toscano. Per darvi un’idea, di fronte a un casolare in pietra circondato da terreni coltivati a ulivo io mi sciolgo letteralmente! La strada che ho intrapreso nella mia vita mi ha condotto verso una scelta di altro tipo, infatti la casetta dove vivo si trova all’interno di un borgo e  non possiede tante di quelle caratteristiche tipiche del casale toscano. Non fraintendete, adoro la mia casa, ma il mio sogno nel cassetto che credo però dovrò tenere  ben chiuso fino alla lontana pensione, è quello di coltivare i miei ortaggi nel mio orto del mio podere  toscano :) Per ora mi accontento di sognare, ma ogni qualvolta se ne presenta l’occasione, non rinuncio ad assaporare l’atmosfera degli ambienti rustici. Anche attraverso un libro.


 Vi presento quindi Tuscany Interiors, a cura di Angelika Taschen, edizione Taschen: una raccolta di esperienze toscane presentate attraverso fotografie che la dicono tutta! Molte di queste ritraggono ville sontuose ed eleganti, di uno stile che si allontana un po’ dalla mia idea di rustico, ma dove nonostante ciò si riconosce la passione per l’arredo e l’architettura di questa regione. I pavimenti in cotto, le travi in legno, gli scuretti, gli acquai in pietra, i paioli di rame, le porte in castagno chiuse con pesanti chiavistelli in ferro, il camino, un piatto colmo di fagioli secchi e una credenza piena di barattoli in vetro che contengono passata di pomodoro fatta in casa … che meraviglia … questo è il quadro che mi rappresenta! Comunque, tornando al libro, l’ho acquistato un paio di mesi fa in libreria – appena vista la copertina, come potevo resistere??


 Indubbiamente ogni luogo del mondo ha il suo fascino, e credo che sarebbe veramente bello se ognuno di noi fosse innamorato del posto in cui vive. Io lo sono. Credo di essere fortunata. Cito quindi le prime righe dell’introduzione del nostro libro: Molti paesi e regioni sono belli o interessanti, e di ognuno conserviamo un ricordo particolare. Ma della Toscana ci si innamora subito: per la sua variopinta bellezza, lo spirito degli abitanti, le innumerevoli storie piccole e grandi che formano il suo tessuto colto, e, non ultima, la sua eccellente cucina. E io concordo :)

p.s. Ringrazio le prime fan che si sono unite alla pagina di Facebook!!! A breve pubblicherò qui il "FB like button"!

lunedì 31 gennaio 2011

Le polpette come si facevano una volta


Queste sono le polpette che ho sempre mangiato sin da piccola, mia mamma le ha sempre fatte così e sono una squisitezza! Il fatto di cuocere la carne prima di impastarla agli altri ingredienti conferisce loro maggior sapore, credo che questo modo di cucinarle risalga alla vecchia tradizione culinaria - evviva le nonne! Mi rivolgo a chi ha la fortuna di averle ancora: fatevi insegnare più cose possibili, perché le vecchie e buone abitudini sono destinate a scomparire, purtroppo. Vabbè, chiudiamo questa parentesi dedicata alla nostalgia dei tempi passati e concentriamoci sulle polpette ;-)  Prima di elencarvi gli ingredienti, vi dò un consiglio: preparate l'impasto qualche ora prima di formare le palline da friggere, perché da freddo si lavora molto meglio ed eviterete di aggiungere troppo pan grattato che farebbe risultare la polpetta un po' insipida.
Ecco qui la lista della spesa:
600 gr. di carne macinata magra di manzo 
Una piccola patata
Circa 200 gr. di spinaci
Parmigiano grattuggiato
Due uova
Uno spicchio d'aglio
Olio evo
Sale, pepe, noce moscata
Pan grattato
Sbucciate la patata, lavate bene gli spinaci selezionando solo le foglie (senza i gambetti) e mettete la verdura a lessare. Intanto in una padella fate scaldare un filo di olio extra vergine e fate friggere per una trentina di secondi l'aglio a pezzetti. Unite il macinato e fatelo cuocere mescolando e schiacciando bene con una forchetta per evitare che si formino grumi. Spolverate con noce moscata e spegnete il fuoco quando vedete che la carne è cotta. Scolate la verdura, in una scodella capiente schiacciate la patata, unite gli spinaci dopo averli ben strizzati e la carne. Aspettate che il tutto si raffreddi un pochino, dopo di che unite le uova, una generosa manciata di parmigiano grattuggiato, sale, pepe e un'altra grattata di noce moscata. Mescolate ben bene con una forchetta e aggiungete un po' di pan grattatato per far sì che l'impasto risulti più compatto.
Per le polpette, prelevate con un cucchiaio una porzione di impasto più o meno grande, come preferite, e formate delle palline un po' schiacciate, passatele nel pan grattato e procedete a friggerle in padella.
Con le quantità indicate ricaverete all'incirca 8 polpette della dimensione che vedete in foto. Potete servirle insieme a una bella insalata di pomodori, oppure, per chi è amante dei gusti nordici, anche insieme a una salsa fruttata.
P.S. Sono ottime anche fredde e si prestano quindi anche per i vostri pic nic all'aperto!


sabato 29 gennaio 2011

La pizza margherita


Non so voi, ma io alla pizza non so proprio dire di no. Parliamoci chiaro, è un piatto sano, con ingredienti semplici e soprattutto mediterranei (il pomodoro, l’olio extra vergine …), il dietologo di mio marito gliela aveva inserita anche nella sua dieta ferrea .. quindi non commettiamo nessun peccato a concedercela anche una volta a settimana. Ma cosa ne dite di farla in casa? Oltre ad essere molto più economica, riscontrerete un grande entusiasmo da parte di tutti, grandi e piccini, perché la pizza fa sempre festa! E come se non bastasse, potrete sbizzarrirvi con la gli ingredienti di farcitura, magari utilizzando materiali che non sempre in pizzeria vi offrono, come il salmone affumicato, il tartufo o che so io ;-)
Per preparare l’impasto della mia pizza margherita ho fatto ricorso alla mitica “macchina per il pane”, che mi permette, grazie alla programmazione anticipata, di uscire di casa la mattina e tornare la sera e trovare il mio panetto bell’e pronto. Quindi, per chi ha la fortuna di possedere questa macchina, può semplicemente inserirvi gli ingredienti che elenco qui sotto, altrimenti, ahimè, dovrete tirarvi su le maniche e prepararvi all’impasto a mano e alla lunga lievitazione.
Per 1 kg di impasto:
450 gr di farina 00
3 cucchiai di olio evo
225 gr di acqua
Sale
15 gr di lievito di birra  
Nella macchina è sufficiente 1 ora e 30 minuti per ottenere il risultato desiderato: un impasto lievitato al punto giusto. A mano ovviamente, oltre al tempo della lavorazione, dovrete attendere circa 3 ore dopo aver coperto il panetto con un canovaccio e averlo posto in un luogo con una temperatura ambiente non troppo bassa.
Per una pizza bella alta, io utilizzo tutto l’impasto per una sola teglia (quella grande, tipo la placca che si trova nel forno al momento del suo acquisto). Vi srotolo sopra un foglio di carta da forno, un filo di olio evo e poi inizio a stendere la pasta. Per la farcitura: pomodoro (passata o pezzettoni, come preferite), sale, olio evo e origano. Scaldate bene il forno a 200° e cuocete la vostra pizza per circa 15 minuti. Intanto tagliate la mozzarella a pezzettini – io ne metto due della Santa Lucia, risulta bella filante e non secca come quelle che si trova al supermercato apposta per pizza – distribuitela velocemente sopra  e mantenete ancora per un paio di minuti in forno la pizza per permettere alla mozzarella di sciogliersi.
A questo punto è fatta: fate scivolare la pizza su un tagliere, affettatela e correte a tavola ché la cena  è servita!!! E che cena ;-)))
P.S. Noi ci slurpiamo questa quantità di pizza in due, ne rimangono solo un paio di pezzetti che in genere stuzzichiamo il giorno dopo; ma potete anche utilizzare le teglie tonde classiche da pizza e dividere l’impasto in tre o quattro.

giovedì 27 gennaio 2011

Torta di carciofi


Questa sera sono riuscita a rientrare a casa un po' prima del solito - woooow!!! - e l'ho fatto per un motivo preciso: dovevo stirare. Beh, sì, ormai la cappa di panni raggiungeva altezze da capogiro, non potevo aspettare oltre. Ma tra una passata di ferro e l'altro ho sfornato anche la cena: una bella torta di carciofi che, oltre ad essere bella era anche buona - insomma, considerando il tempo a disposizione mi è andata bene ;-) Ovviamente sono ricorsa a una pasta brisée confezionata, pronta all'uso. Questi gli ingredienti e la ricetta:

Una confezione di pasta brisée da frigo
Due carciofi
Tre uova
200 gr. di ricotta vaccina
Parmigiano grattuggiato
Uno spicchio d'aglio
Prezzemolo
Olio evo
Sale, pepe

Pulite i carciofi togliendo tutte le foglie dure e lasciando solo il cuore. Tagliateli  a spicchi e poneteli in un padellino insieme a un filo di olio e lo spicchio di aglio. Lasciate andare qualche minuto, aggiungete un dito di brodo e il prezzemolo tritato e fate cuocere finché i carciofi non risultano cotti e il liquido consumato. Lasciate raffreddare un quarto d'ora, dopo di che preparate il ripieno della torta. In una scodella unite i carciofi cotti con le uova, la ricotta, il parmigiano, sale e pepe. Stendete la pasta brisée in una teglia lasciando sul fondo la carta da forno, versatevi sopra il ripieno e piegate il bordo in eccesso verso l'interno, pizzicandolo per creare un profilo plissettato. Infornate a 180° per circa 40 minuti.
Come vedete la preparazione è molto semplice, utile in tutte quelle occasioni in cui avete mille cose da fare ma non volete accontentare i vostri cari con una banale caprese. Io l'ho accompagnata a un ciuffo di insalata e una piccola scelta di formaggi misti.
E come concludeva la cara Julia Child: Bon Appetit!!!


lunedì 17 gennaio 2011

Toc, toc ... avanti!


Abbiamo acquistato questa casa circa 3 anni fa, ma abbiamo avuto modo di conoscerla già circa un anno e mezzo prima della compravendita. All’epoca eravamo in cerca di una soluzione provvisoria, non eravamo ancora sposati ma sentivamo forte l’esigenza di condividere ogni cosa, eravamo stufi di separarci ogni sera e di non avere uno spazio tutto nostro. Dopo qualche ricerca ci siamo imbattuti in questa meraviglia: muri in sasso (di spessore 50 cm!), travi in legno di castagno, pianelle in cotto, stufa a pellet … ce ne siamo innamorati subito. Il canone di affitto era molto ragionevole, quindi  non ci abbiamo pensato due volte e a distanza di un mesetto avevamo traslocato. Non potevamo prendere scelta migliore. Dopo qualche tempo il proprietario ci ha confidato di essere intenzionato a vendere. Seppur con qualche difficoltà, non ci siamo tirati indietro, e ci siamo preparati a diventare i nuovi proprietari dell’immobile.


La casa necessita di alcuni lavori, in parte necessari, in parte legati a una questione di gusto. Solo dopo aver sottoscritto l’atto di acquisto e aver digerito le spese notarili, abbiamo iniziato a progettare qualche lavoretto. L’ingresso è stato il primo grande passo! Ai tempi della compravendita le scale erano ricoperte da pianelle in cotto e l’alzata era in cemento dipinto di giallo. Essendo una zona della casa poco esposto al sole, gli scalini si ritrovavano spesso ricoperti da un materiale verdastro, veramente orribile! Inoltre alcune pianelle erano spaccate. E vogliamo parlare della ringhiera? Dei tubi di metallo collegati da corde sempre in metallo … un pugno nell’occhio. Le mie ricerche su internet mi hanno condotto a decidere per la pietra di Luserna, un materiale magnifico: resistentissimo, naturale, antiscivolo e di bellissimo effetto. In particolare, abbiamo selezionato lastre di pietra grigia fiammata di altezza 3 cm. Per le alzate abbiamo optato per dei mattoncini della ditta Geopietra – modello Landi, misura 21x5 cm. La ringhiera oggi è rigorosamente in ferro battuto, zincato e verniciato. E il portoncino lo abbiamo commissionato a un falegname, è una chicca. Tutto in massello di castagno, con una finestrella protetta da una rustica grata in ferro che lascia passare di giorno un po’ della luce del sole e di sera quella della stupenda lanterna dell’illuminazione pubblica che si trova proprio dirimpetto.  Il batocchio anticato lo abbiamo adocchiato nella vetrina di una piccola ferramenta nel centro di Lucca – già ce lo immaginavamo lì dove si trova adesso :-)


Ogni piccolo passo in avanti per me è una grande conquista, e vuol dire plasmare “lavoretto dopo la lavoretto” quella che già è una stupenda dimora in quella che sempre di più sarà … my home sweet home.

mercoledì 22 dicembre 2010

A Christmas tree


L’atmosfera che si crea durante le feste natalizie è unica … adoro il rosso, l’oro e il profumo dei biscotti speziati , le candele accese, i ramoscelli di abete addobbati  con pignette e nastrini, la tavola imbandita con noci, noccioline e frutta secca a tutte le ore del giorno. Mi piace tornare a casa la sera e soffermarmi ad ammirare dall’alto della strada il paese sottostante dove tutti si sono dati da fare per accendere le proprie lucine e per trasformare il caseggiato in una sorta di bellissimo presepe vivente. Adoro ascoltare la musica natalizia, e affacciarmi alla finestra, osservando la condensa lungo tutto il perimetro del vetro, sorreggendo una tazza di thè caldo, incantandomi a guardare i riccioli illuminati appesi sopra le strade.


Anche quest’anno l’8 dicembre è stato il giorno dedicato agli addobbi della casetta! Un giorno speciale, in cui si assapora la gioia della festa.  L’albero è il pezzo forte del nostro Natale. Ogni inverno collezioniamo un oggetto in più da appendervi e con il trascorrere degli anni la sua storia si fa ricca. L’addobbo più recente è una stupenda palla in ceramica dipinta a mano che ci ha regalato mia cognata appena ritornata da uno di quei caratteristici mercatini di Monaco di Baviera. Quest’anno, tra una pallina e l’altra, al suono di Jingle Bells, io, il mio dolce maritino e la nostra Puffy abbiamo deciso di completare la giornata sfornando anche dei biscotti. E’ stato … speciale. Ognuno di noi ha scelto una forma differente  –  io mi sono aggiudicata la stella cadente, al mio maritino è toccato l’alberello e alla Puffy (ovviamente idealmente!) il fiocco di neve.  La frolla condita con le spezie più varie ha la capacità di sprigionare un vero e proprio profumo di Natale! Quindi, dopo una breve ricerca tra le mie scartoffie, ho ritrovato la ricetta dei miei “Spekulatius o quasi” e li ho preparati con questi ingredienti:
450 gr. di farina tipo 00
125 gr . di burro
300 gr. di zucchero
70 gr. di mandorle
2 uova
1 cucchiaino di cannella
metà cucchiaino da moka di zenzero
metà cucchiaino da moka di noce moscata
metà cucchiaino da moka di cardamomo
metà cucchiaino da moka di chiodi di garofano
pepe
1 pizzico di sale
mezza bustina di lievito
latte q.b.
Ho tritato ben bene le mandorle con i chiodi di garofano. Vi ho unito poi la farina setacciata e tutte le altre spezie, il lievito, il sale e un po’ di pepe e ho mescolato bene affinché i vari ingredienti si amalgamassero tra di loro. Ho aggiunto poi il burro a temperatura ambiente e ho lavorato l’impasto fino ad ottenere dei bricioloni.  Vi ho rotto sopra le due uova e o iniziato ad impastare ammorbidendo con qualche goccia di latte. Raggiunta la giusta consistenza, ho avvolto la pasta nella pellicola e l’ho fatta riposare in frigo un paio di ore. Dopo di che l’ho stesa con il mattarello – aiutandomi con delle spolverate di farina – e ho iniziato a formare i biscotti con delle formine in metallo. Ho posato i biscotti sulla teglia foderata di carta da forno e li ho cotti a 180° selezionando l’opzione calore sopra e sotto.


Questi che vedete nella foto li ho preparati ieri sera e li ho confezionati in sacchettini trasparenti, chiusi con del nastro dorato a cui ho legato un piccolo bigliettino in carta gialla “da fritto”. Sono sicura che per chi li riceverà saranno dei graditissimi doni natalizi!